Traina al Dentice con il vivo

 

Il dentice, appartenente della famiglia degli sparidi, ne ha caratteristiche simili, ma per quanto attiene ambiente e comportamenti, il dentice è un’altra cosa. Le principali caratteristiche sono:
• Può raggiungere e superare i 15 chili di peso;
• Ha quattro denti canini ricurvi con i quali afferrare le prede di cui si ciba, e da cui trae il nome;
• E’ un pesce gregario presente nelle acque mediterranee;
• Vive generalmente sul fondo intorno ai 12-35 metri, in primavera-estate, intorno ai 60-80 metri, in autunno-inverno;
• Predilige fondali rocciosi caratterizzati da dislivelli in prossimità di praterie di posidonia che sfrutta per mettere in atto i suoi agguati;
• A volte, in primavera-estate, si riunisce in branchi che si muovono a profondità minori andando a formare il cosiddetto "montone".
• E’ un pesce carnivoro che predilige pesci di piccola e media taglia (menole, tanute, castagnole, occhiate, fragolini, aguglie, costardelle, sugarelli, ecc.).
• E’ particolarmente attratto da calamari e cefalopodi.

Tecnica di pesca: Traina

La scelta della tecnica è correlata ad alcuni fattori. Il principale, è determinato dalla necessità di far lavorare l’esca in prossimità del fondo, dove il pesce staziona. Questa esigenza ha delle ripercussioni sulla scelta delle esche, dell’attrezzatura e delle correlate velocità di traina. E’ da ricordare che con una velocità minore è più facile far scendere l’esca in modo più agevole. Non ci si deve poi dimenticare del fatto che trainando con esche naturali queste potranno essere oggetto di attenzione anche di altre specie (ricciole e lecce in particolare), mentre con gli artificiali i concorrenti potrebbero essere palamite e lampughe e pertanto la nostra attrezzatura dovrà di conseguenza variare.

Traina con esche naturali
Naturali: da preferire il vivo (Calamari, cefalopodi, sugarelli, etc.), (luglio-novembre)
Velocità di traina: 1/1,5 nodi

Traina con artificiali
Artificiali: (maggio-giugno)
Velocità di traina: 3/3,5 nodi

Periodo

Il periodo ottimale è dalla tarda primavera sino all'autunno inoltrato. Questo in quanto nel periodo successivo si sposta su fondali maggiori e cercare di catturarlo, soprattutto a traina, diventa particolarmente problematico.

Tecnica

Una prima esigenza fondamentale è insidiarlo, ovviamente, nel luogo da questo frequentato nel periodo in cui ci si accinge a pescarlo.
Per cui, in primavera-estate occorre far lavorare le nostre esche in prossimità sul fondo su fondali rocciosi, tra i 12 ed 35 metri. Particolarmente fruttosi sono i cosidetti “cappelli” delle secche, ed in particolare quelli ricchi di anfratti.

Orari


Le fasce orarie da prediligere sono:
• sorgere e tramontare del sole;
• le ore con sole alto;


Gli affondatori

Come detto, far lavorare l’esca alla profondità voluta è una necessità fondamentale di questo tipo di pesca. I sistemi di affondamento sono vari, ma quelli da prediligere sono:

• il monel
• la palla di cannone
• il piombo guardiano

Questi sistemi si possono utilizzare nella traina lenta (con esca naturale), mentre per la traina veloce (con gli artificiali) è da escludere l’uso del piombo guardiano.

Per quanto riguarda il monel si deve tener presente che questo affonda, per ogni decametro immerso, di circa 3 metri a 1 nodo e di circa 0,70 metri a 4 nodi. Pertanto, in base al fondale nel quale si intende pescare occorre dotarsi di un mulinello adeguato a contenere in bobina tanti metri quanti ne occorrono a raggiungere la profondità necessaria.

Con la palla di cannone (generalmente di 3/7 chili) si possono raggiungere profondità maggiori rispetto al monel, in quanto si deve considerare che, per quanto detto, per raggiungere i 10 metri a 4 nodi occorre calare in acqua circa 140 metri per cui per raggiungere i 30 metri ne occorrono 420.
Con entrambe i sistemi occorrerà assestare continuamente la profondità di traina agendo sulla velocità di traina, sui metri di lenza calati in acqua o del cavetto metallico che sostiene la palla.

Controllare la profondità

Con il monel
Applichiamo sul monel dei riferimenti (filo di cotone legato o incollato, oppure il classico filo da surfcasting) distanziati a seconda delle esigenze di pesca. Generalmente marcando distanze sulla lenza rappresentanti profondità significative.

Con il downrigger
Sarà sufficiente verificare il contametri montato sull'affondatore.

In entrambe i casi quando l’esca tocca il fondo la vetta della canna vibrerà con salti repentini. Occorre fare molta attenzione ed essere pronti a sollevarla dal fondo per evitare incagli e rotture. In particolar modo quando il fondale presenta frequenti cambi di profondità.


Attrezzatura

L’attrezzatura da utilizzare per il dentice può essere calibrata sulle 8-12 libbre. Ma se peschiamo con esche naturali, in particolare vive, ed in zona sono presenti lecce e ricciole sarà bene calibrare l’attrezzatura sulle 20-30 libbre. Questo significa, generalmente, avere canna e mulinello sulle 20/30 libbre e filo madre in bobina sulle 40/50 libbre.

Terminale

Circa 20 metri di nylon 0.40-0.50 se peschiamo con artificiali, 0.60-0.70 se peschiamo con esche naturali. E’ buona prassi effettuare una doppiatura del terminale sugli ultimi 15-20 cm dello stesso in modo da contrastare eventuali abrasioni, e quindi rotture, dovute alla dentatura.

Esche

Naturali vive: aguglia, sgombro, occhiata, sugarello, cefalo, seppia, calamaro, triglia. Quest’ultima sicuramente la preferita dal dentice ma anche la più difficile da reperire viva. A seconda del posto di pesca molto più semplice risulta il reperimento di sugarelli e sgombri ma da non sottovalutare è anche il calamaro e la seppia.
L’aguglia risulta efficiente anche se morta, e insieme alla seppia e al calamaro sono da preferire in assenza del vivo.

Artificiali: pesci finti con paletta metallica di 9, 11, 13, 14 e 18 cm. Per i colori, il testa rossa, l'arancione, il giallo, il verde chiaro in varie tonalità varie ma sempre con striature dorsali nerastre.


Innesco

Per il vivo utilizziamo uno spezzone di nylon dello 0,60-0,70 della stessa lunghezza dell’esca utilizzata che armeremo con i classici due ami, uno trainante ed uno ferrante, da preferire quelli ad occhiello leggermente ricurvi e corti della misura n.4/0.
Il trainante verrà inserito dall’alto verso il basso nella bocca del pesce (o nel sacco del cefalopode). Il ferrante, sempre dall’alto verso il basso, verrà infilato sotto pelle nella parte vicina alla coda del pesce o tra i tentacoli del cefalopode.
Dettagli molto importante è costituito dal collegamento dello spezzone appena descritto con la lenza madre. Questo dovrà essere effettuato tramite una girella che dovrà essere di ottima fattura e adeguato libraggio.
Per l’innesco del morto la procedura è identica a quella descritta con l’unica differenza che lo spezzone di filo verrà fatto passare all’interno dell’esca mediante un ago.

Accortezze

• Nel caso si utilizzi l'aguglia morta, ricordarsi di spezzare la spina dorsale almeno in due punti in modo tale da farla navigare con movimento naturale;
• Utilizzando cefalopodi oltre i 20 cm, è bene appesantirli con un piombo di 30-50 grammi inserito nella parte anteriore del sacco.

L'assetto di pesca

Traina con il monel
L’assetto standard prevede due canne laterali divaricate al massimo con lenze filate a distanze diverse. Filando le due canne a distanze diverse, tenendo presente le caratteristiche di affondamento del monel, otterremo contemporaneamente due risultati:
• Eviteremo incagli tra le due lenze in quanto, lavorando a profondità diverse, nelle virate, la possibilità di intreccio si ridurrà notevolmente;
• Avremo la possibilità di scandagliare profondità diverse e quindi anche diversi predatori;
Quando la lunghezza del monel in bobina non consente di raggiungere la profondità voluta è possibile aggiungere, prima del nodo di giunzione con il terminale in nylon, un piombo a sgancio rapido.

No comments

Leave your comment

In reply to Some User